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01/06/17

TRA LE STRADE DI MILANO CON "LA LEGGE DEL DRAGO" DI LORENZO VISCONTI



«E questo dove sta scritto?»
«Da nessuna parte: è la legge del Drago [...].»


Lorenzo Visconti, ovvero Paolo Roversi. Ve lo devo presentare? Scrittore pluripremiato e/o candidato a famosi premi letterari, coraggioso sceneggiatore, conosciuto per molti racconti, molti romanzi (La mano sinistra del diavolo, edito Mursia, tanto per citarvene uno), conosciuto per Distretto di Polizia, conosciuto per Pillole di noir di Premium Crime.
Per Apub ha ideato «la prima serie TV che si legge su Kindle». E io vi dico in partenza che è geniale, non perché scrivo anch’io per Amazon Publishing, ve lo posso garantire: Dragon è un progetto particolarissimo e lo si evince già da La legge del Drago. Vuoi perché la Milano che Roversi ci presenta è una Milano che si spoglia della sua consueta perfezione, vuoi perché ci fa vivere l’ingiustizia di uno Stato ingiusto, vuoi perché Lorenzo Visconti detto Drago è uno dei personaggi più umani che io abbia mai incontrato in anni e anni di libri letti e riletti.
Un uomo – un ex sbirro – che, in mesi ci carcere, ha sete d’aria e libertà per poi accorgersi che forse era meglio rimanere nelle quattro mura della sua cella.
La città è marcia, gli umani sono marci. E Drago, nel suo modo di essere contorto, spietatamente cinico e schietto, non lo è. Lui non è marcio. Lui è una di quelle persone che sembrano cattive, però, in verità, sono semplicemente vere. Drago è vero come le parole che dice, vero come le azioni che compie: non si nasconde dietro porte blindate e stanze segrete. Si mostra per quel che è e… vince!
Paolo Roversi è riuscito a farmi amare totalmente quest’anima nera e bistrattata, quest’uomo che beve solo Fernet, non mangia carne, picchia duro ed è un duro ferito dentro e fuori. Paolo Roversi ha uno stile così chirurgicamente preciso che non gli si può appuntare nulla.
È perfetto, ritmico, coinvolgente. Sconvolgente.
Non ci sono filtri tra il cervello di Drago e la narrazione: c’è una liquida discesa e ascesa di pensieri, azioni, conseguenze, ritorsioni.
Sapete che non vi racconto mai per filo e per segno le vicende di un romanzo – i riassunti li lascio ai bambini delle elementari! –, come sapete che preferisco parlarvi dei personaggi e della loro psicologia, attraverso le mie emozioni, proprio per questo non vi dico nulla sul caso (o i casi?) che Lorenzo Visconti affronterà ne La legge del Drago.
Scoprirlo sarà per voi un’avventura psicologica, poiché potrete comprendere quante sfumature può avere un unico uomo.
Certo che il protagonista non è solo! Abbiamo anche l’irriverente e spassoso Jam: la “spalla” perfetta per uno come il nostro ex sbirro che non è un investigatore privato, ma investiga ugualmente e soprattutto a modo suo.
Insomma, l’autore non si è risparmiato, donandoci un crime di circa duecentoventidue pagine impeccabile e unico nel suo genere.
Ora ci tocca solo attendere il 25 luglio per Le piume del Drago.

N.B. Vi confesso che questa è una recensione sofferta: ho amato così tanto La legge del Drago da non essere stata pienamente in grado di parlarvene come avrei voluto, in quanto c’è davvero tanto da dire, tanto da sperimentare, e sono convinta di aver trasmesso il 10% di quel che avrei desiderato trasmettervi.




Titolo: La legge del Drago
Autore: Lorenzo Visconti
Editore: Amazon Publishing
Prezzo: € 4,99 – € 9,99
Pagine: 222


Lorenzo Visconti, detto il Drago, è un poliziotto della questura di Milano che dopo essere stato incastrato per un delitto che non ha commesso, vede andare in frantumi la propria carriera. Rilasciato in attesa di processo ha un solo obiettivo: scoprire il vero colpevole.
Senza lavoro e senza prospettive, non gli resta che mettere l’esperienza e il fiuto da ex sbirro a disposizione del miglior offerente, legale o illegale che sia.
Quando però viene assunto per indagare sull’apparente suicidio di una ragazzina in un parco, si trova invischiato in una storia più grande di lui che lo proietta in un incubo di marciume e violenza. A coprirgli le spalle la sua ex collega Lara Serrano e Jamel Blanchard, un francese dalla pelle scura con la fissa per le nuove tecnologie.

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