Si avvisano i lettori che, da marzo fino a data da destinarsi,
il Dragonfly e i social al blog collegati saranno sottoposti ad aggiornamento.






Home page         Rubriche         Recensioni         Contatti

06/06/16

Blogtour "Il destino degli Angeli" - Estratto & Intervista ad Anita Book

Finalmente è arrivato il mio turno, attendevo questo giorno con molta molta trepidazione nel cuore. Se avete seguito il blogtour de Il destino degli angeli, sapete di cosa sto parlando, se non ne avete minimamente idea… be’… correte a dare un’occhiata alle altre tappe e mettetevi in pari. ;)
Oggi sarà mia ospite Anita Book: insomma il boss in carne e ossa! Ho conosciuto Anita l’anno scorso, durante l’organizzazione di Once Upon a Steam per la casa editrice Dunwich Edizioni. Da allora è adorazione reciproca, il che non guasta quando si collabora e si ha obiettivi comuni.

Bando alle ciance, adesso si parte con una super intervista…

-        Anita: blogger/youtuber, cantante e scrittrice. Come sono nati questi tre aspetti di te?
Forse insieme, nello stesso, splendido istante. Si è trattato di un guizzo di palpebre, di un battito di cuore e sapevo già che la mia sarebbe stata una vita destinata a celebrare l'arte. E io adoro essere tutte queste cose, perché non potrei raccontarmi in modo migliore.
-        L’ora del libro è uno dei canali letterari YouTube più seguiti. Raccontaci del tuo esordio con videocamera alla mano.
Me lo ricordo ancora. Una sistematina ai capelli, il viso ancora pasciuto dei miei diciannove anni, la voce incerta e la tazza di tè caldo alla mano. L'inizio di un'avventura magnifica che ha dovuto superare tempeste e scogli insidiosi ma che ha continuato a parlare con il cuore, a difendere la sua missione. Devo tutto ad Anita Book e alla sua pazza idea di inventarsi. Grazie al blog, grazie a quella videocamera, ho finalmente vinto la mia paura più grande, quella che spesso mi relegava ai margini del mondo: essere me stessa. Follemente, incondizionatamente.
-        Cinque cose di te che il lettore deve sapere e ancora non sa.
Che riesco a leggere anche cinque libri contemporaneamente. Che la maggior parte delle volte leggo ad alta voce, e in bagno. Che compro libri come se non esistesse un domani. Che quando vado al cinema per vedere un film ispirato a un romanzo che ho rigorosamente letto, mi porto appresso il libro. Che credo davvero nelle Fate, nella magia, nell'esistenza del Piccolo Popolo e compagnia bella.
-        Scrivere o cantare? Oppure cantare scrivendo? Domanda insolita, ma che ha il suo perché, se scavi in fondo.
Domanda da un milione di dollari. Perché fino a poco tempo fa la risposta mi sarebbe sembrata semplice, persino ovvia. Invece non lo è per niente. Credo entrambe le cose. La musica e la scrittura mi rappresentano e prediligerne una sarebbe come vivere a metà. Pertanto troverò il modo perché restino insieme. Sempre.
-        Tu e i libri: binomio inscindibile. In che romanzo fantasy avresti voluto vivere?
Harry Potter. Hogwarts è la mia casa. Il luogo in cui la mia vita è ripartita, in un momento di grande dolore. Un giorno ringrazierò Joanne per essermi stata vicina, in qualche modo.
-        Parlaci un po’ della tua esperienza con la Dunwich Edizioni, in special modo di Suzie dai capelli blu.
Meravigliosa. È dall'anno scorso che posso affermare di essere tornata attiva. Suzie è stata un'esperienza unica, incredibile, e non è ancora finita! Spero tanto di tornare presto a raccontare di lei e di ciò che l'attende.
-        Golem Edizioni e Il destino degli angeli: quando e come nasce questa avventura?
Nasce da un desiderio di identità. Voglio dichiararmi autrice di fantasy — con sotto generi e sfumature annessi — e la Golem è stata subito d'accordo a concedermi questa opportunità. Al loro fianco sarà semplicemente strepitoso, posso già dirlo. Il loro entusiasmo, l'energia che mi hanno trasmesso, la voglia di crederci e la fiducia che hanno riposto nella mia scrittura e nelle mie storie mi hanno ricaricato, dentro e fuori. IDDA (Il Destino degli Angeli) è la partenza. Il vero viaggio deve ancora arrivare.
-        Quanto c’è di te in Selina?
Selina è cocciuta e testarda come lo sono io in certe situazioni, però è più un personaggio idealizzato, diciamo pure tutto ciò che vorrei avere ed essere per poter stare al mondo. Condividiamo la perdita, il dolore di un passato beffardo, e il forte e incessante desiderio di riscatto. Lei è la mia migliore amica, in un certo senso.
-        Perché i tuoi lettori dovrebbero leggere Il destino degli angeli?
Perché l'ho scritto con tutto il mio cuore e perché senza i lettori la mia scrittura non avrebbe vita né sprone per crescere e migliorarsi.
-        ­Grazie per la tua compagnia e per avermi dato la possibilità di presentare la tua nuova creatura d’inchiostro ai miei lettori. :)

Estratto...


Selina
I sensori luminosi si accendono. Tutti rossi.
Apro gli occhi e trattengo il fiato. Mi guardo attorno, mentre il vento soffia dalla finestra aperta e si insinua tra i capelli. Un vento freddo e ostile, portatore di cattive notizie.
Mi alzo, e ne approfitto per sgranchire braccia e gambe, sistemo gli stivali di pelle nera e indosso la mantella bianca.
Afferro le pistole e le carico: adoro il suono che fanno, è eccitante.
Mi guardo allo specchio rotondo che dondola mezzo storto alla parete, la cornice sverniciata divorata dalle ragnatele, e mi sforzo di sorridere.
Inutile. I miei occhi scuri riflettono la natura della mia anima: inafferrabile. Il peccato mi contagia, sporca il mio sangue. Colpa mia, non del mondo.
Irrigidisco i muscoli e abbasso il cappuccio sulla fronte. Basta ammirarsi, non c’è tempo per la vanità. Anche stasera si lavora.
Come una brava ballerina equilibrista, mi isso sul cornicione. L’adrenalina inizia a scorrermi nel sangue, solletica i miei appetiti.
Non ho paura del vuoto.
Al contrario, prendo fiato e mi butto.
***
«Non dovresti essere qui, Selina, questa zona la controllo io.»
«Davvero? E da quando vengono assegnate le zone?»
L’uomo che mi sta di fronte ringhia, il suo nome è Efrat. Per me è un fratello, ma può capitare di non andare d’accordo con i fratelli, soprattutto se testardi.
«Non è necessaria la tua presenza.»
Orgoglio maschile, facile da riconoscere e difficile a smontare. «E se fossero in tanti? I segnalatori non sono poi così precisi.» «So badare a me stesso.»
«Questo lo so. E allora?»
«Allora va’ via...»
Ha contratto le mascelle e so che provocarlo ulteriormente sarebbe un grave errore, tuttavia non permetterò a un uomo di togliermi il divertimento solo perché ha un sacco di muscoli e dice di “sapersela cavare”.
«Ti ringrazio, ma non devi preoccuparti per me.»
Incupisce lo sguardo «Dico sul serio, vattene».
Un frastuono assordante ci costringe a chiudere gli occhi. Quando li riapro, Efrat non è più al mio fianco.
Fiuto l’odore del nemico, un tanfo che mi fa salire la nausea. Punto l’aria intorno a me, allungo lo sguardo e scorgo una figura sull’asfalto che sta cercando di rialzarsi. Avanzo nella sua direzione, le braccia tese, stando attenta a non perdere la concentrazione, ma quando riconosco chi è vengo colta dal panico e mi precipito, dimenticandomi di tutto il resto.
«Efrat!» Mi inginocchio e gli reggo la testa tra le mani.
Tossisce. Un rivolo di sangue cola da un taglio sul sopracciglio. Mi strappo un lembo della manica e gli tampono la perdita. Un rimedio provvisorio.
«Non ti muovere, d’accordo?»
Suona come una domanda, ma in realtà è un ordine che lui sembra recepire; annuisce emettendo un debole rantolio gutturale.
Mi rimetto in piedi. La notte è ancora giovane, direbbero gli umani, ma per noi che non lo siamo ogni notte potrebbe essere l’ultima. A volte è questione di fortuna, altre di calcolo e astuzia. Poi c’è il destino e in quel caso si deve solo sperare che si metta a ruotare nel verso giusto.
Ho imparato ad avere sempre il controllo della situazione, perché è impossibile prevedere l’imprevedibile. Non importa quanto tu sia bravo ad anticipare le mosse del fato, prima o poi riesce comunque a fregarti.
Sposto lo sguardo in direzione di un vicoletto buio, dove il vento si infiltra facendo turbinare drappelli di foglie secche. Sibila, sussurra segreti mortali. La mantella sulle mie spalle ondeggia. Affino i sensi. È qui che si nasconde, ne sono certa. Capto delle vibrazioni.
Avanti, stupidi bastardi, venite da mammina.
Volto di scatto la testa e il cuore fa un balzo fuori dal petto.
Un’ombra velocissima alla mia sinistra. Mi accorgo che le mani tremano. Concentrazione, Selina. Concentrazione.
Una goccia di sudore mi scende lungo la tempia, percorre la linea della mascella fino a lambirmi il collo. Mentre cerco di normalizzare il battito e regolarizzare il respiro, mi distraggo un secondo.
È la fine.
Una mano schizza fuori dalle tenebre, mi afferra e mi scaraventa contro la parete spigolosa, sul lato opposto della strada. Soffoco un gemito, senza più ossigeno nei polmoni. Urto la testa e ricado al suolo, trafitta da mille punture di dolore. Le pistole rimbalzano sull’asfalto producendo un rumore metallico. Dannazione.
La mano torna a stringere. Forte, troppo forte. Mi solleva e mi tiene sospesa, come un trofeo. Sto per scoppiare, non respiro, gli occhi mi si riempiono di una sostanza bianca e gelatinosa. Ha una forza incredibile, e sembra... umano. Io non dovrei morire, non fa parte dei miei piani, ma in questo momento ci sono molto vicina.
«Stai lontano da lei!»
Improvvisamente rotolo a terra, buttata come se fossi un oggetto vecchio. Il nemico viene attratto da un altro bersaglio.

La ghiaia mi si conficca nella guancia, graffia la pelle. Le vene pulsano, ritornano a distribuire sangue. Mi appoggio sui palmi e cerco di alzarmi. Il primo tentativo fallisce e cado di nuovo. Poi, finalmente, ritorno in piedi.
Raccatto le pistole, i capelli frustano l’aria.
Adesso basta giochetti. Adesso muori, lurido bastardo.
Allargo le gambe e digrigno i denti. Stendo le braccia in avanti e prendo la mira. Premo gli indici sui grilletti.
Bang! Bang!
***

Il mondo ha i suoi mali e io sono stata addestrata a combatterli. Ma non sempre è facile.
«Come sarebbe a dire “non è morto”?»
«Non c’è tempo per le spiegazioni, ora. Tieni il passo!»
Mi chiamo Selina e vengo dalle lande sperdute di Trefeld, oltre l’orizzonte. Sono giovane ma sono anche vecchia. Diciamo pure che non ho età.
Io e Efrat corriamo lungo le strade deserte di questa città fantasma. Dobbiamo raggiungere il mio rifugio prima che il nemico ci trovi. L’aria gelida mi sferza il volto ferendomi gli occhi, che iniziano a lacrimare. Non ci bado. Corro più veloce che posso, incurante di quello che vedo o sento. Il collo non mi fa più male. Le pistole sono al loro posto.
Sì, ne ho un paio, ma questo non deve spaventarvi.
Il mio obiettivo principale non è uccidervi ma proteggervi. Sono obbligata a indossare una stupida tuta bianca, troppo aderente per i miei gusti, e una mantella con cappuccio dello stesso colore per sfuggire al vostro sguardo. Non posso farmi scoprire, non devo. I miei capelli sono neri come l’onice, e lunghi. La mia pelle è granitica, tesa e inespressiva.
In questo momento, sto fissando il volto imperlato di Efrat. Il taglio continua a sanguinare ma, per fortuna, non più copiosamente. La divisa che indossa è strappata in più punti. Sembra anche molto stanco e avvizzito.
Non sono ancora abituata a vedere una trasformazione simile sul nostro corpo e penso che non mi ci abituerò mai. Ricordo che la nostra eterna bellezza non aveva paragoni, ma dimentico che erano altri tempi. Tempi in cui io non ero ancora diventata una ribelle. Tempi in cui la mia casa aveva un nome e si chiamava Trefeld.
Mi manca. Mentirei se affermassi il contrario. Mi manca la calda luce delle stelle che ci svegliava al mattino e ci salutava alla sera. Mi manca la mia famiglia, i miei fratelli. Le mie ali.
«Che fai, piangi?»
Sussulto. Efrat mi sta fissando con un’espressione di pura curiosità.
Non corriamo più. Siamo fermi davanti al portone di un edificio dismesso, con le pareti scrostate percorse da crepe che paiono spaccature sismiche. L’albergo, il mio nascondiglio.
Mi passo il dorso della mano sulle guance bagnate «Ti sei guardato allo specchio?» dico, un po’ irritata e un po’ divertita.
«E dove lo trovo uno specchio?»
Ride. Io, invece, non rido mai. Preferisco digrignare i denti, serrare le mascelle... Questo

genere di cose sono più adatte a quello che faccio. Sono più adatte a quello che sono. Entriamo. La reception è vuota e c’è puzza di muffa.
Efrat fischia stupito «Accidenti, che accoglienza».
Ora gli è venuta voglia di scherzare. Tipico di chi prende tutto sempre troppo alla leggera. Il mio stomaco, invece, brontola.
Ho scelto questo albergo perché si nascondeva bene in mezzo a tutti gli altri edifici della zona. È il quartiere dimenticato della città, il posto perfetto per vivere nell’ombra. La gente che lo popola è discreta, non fa domande. Famiglie disastrate, invischiate fino al collo nella malavita. Persino i senzatetto girano al largo.
Entriamo in ascensore. È l’unica cosa funzionante di tutta la struttura e mi risparmia la fatica di salire centotrenta scalini. Non che mi dispiacerebbe, sia chiaro. L’attività fisica è uno dei miei passatempi preferiti ma ci sono giornate, come questa, in cui disporre di qualche comodità non guasta.
La porta scorrevole si chiude non appena spingo il bottone con il numero due. Si leva un tintinnio e subito dopo il rumore degli ingranaggi che ci spingono su. Un altro tintinnio e la porta si riapre.
Sospiro «Casa dolce casa».
In presenza del nemico i miei sensi acutissimi scattano e io agisco. Corro, se possibile, e salto. Ho un corpo allenato. Non busso mai alla porta, perché solitamente scelgo alternative più spicce, come scaraventarle a terra. Non fraintendetemi, rispetto la privacy e non amo l’invadenza, tuttavia a volte si rivela necessario.
Nella maggior parte dei casi vinco, ma capita di perdere e quando succede divento furiosa.
Percorriamo un lungo corridoio; il parquet del pavimento scricchiola sotto i nostri passi, ci rende i protagonisti sfortunati di un film dell’orrore. Efrat osserva la carta da parati cascante, gli infissi di alcune porte mangiati dai tarli, le lampade a parete avvolte in fusi di polvere.
«Questo posto è un letamaio!»
«Ha il necessario per sopravvivere.»
Non chiamatemi assassina, né tantomeno mostro. Sono pronta a dimostrarvi che vi sbagliate.
Selina non è soltanto umana. Selina è molto di più.
La mia stanza è l’ultima porta in fondo. La numero trentatré. Non so dirvi chi vi abbia pernottato prima di me. Magari gente famosa.
Faccio girare la chiave nella serratura, tre mandate, e la sicura si sblocca.
Sono un angelo, ma a differenza di quelli che conoscete, non ho le ali.
Il fatto che non le abbia adesso, tuttavia, non vuol dire che non le abbia mai avute. Sono state il prezzo da pagare per ciò che ho commesso.
«Credevo ti servissi di un bel calcio destro» commenta Efrat, con un sorriso che non so definire.
«Non dimenticare che questo è il mio nascondiglio, non la tana dei nemici.»
Sono caduta perché meritavo una punizione. Ora, però, è arrivato il momento di redimere le colpe. Di cancellare il passato e ritornare a essere quello che sono in un altro luogo.
Mi scosto per farlo passare e quando sono dentro anch’io, chiudo la porta. A casa.



 
BLOGTOUR
Il destino degli angeli di Anita Book

11 commenti:

  1. Non conoscevo Anita e questa
    intervista mi piace tantissimo
    anche l'estrattooooooooooo....
    Non si finisce mai di scoprire
    nuove scrittrici meno male
    che ci siete voi!!!!!!!!!!
    *OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO*
    beccarinaldi86@gmail.com

    RispondiElimina
  2. Mi piace Selina! E anche l'autrice! Bell'intervista.

    RispondiElimina
  3. Che meraviglia. Ovviamente un click veloce lo farà diventare mio, non vedo l'ora di leggerlo.

    RispondiElimina
  4. Buongiorno Blog Dragonfly. Buongiorno Anita. Domanda: Parlaci dei personaggi. Come sono nati? Qualcuno dei personaggi del tuo libro ti rappresenta?

    RispondiElimina
  5. C'è un libro al quale sei particolarmente legata?

    RispondiElimina
  6. Preferisci di più i libri o il cinema (inteso come film, telefim)ecc.? Perchè, ci puoi spiegare la tua preferenza?

    RispondiElimina
  7. Complimenti per il tuo libro. Ti invio cara Anita tanti complimenti. Un grazie speciale all'amico Blog Draqonflay che ci ha deliziati con questa bella novità.

    RispondiElimina
  8. Questo blogtour mi sta piacendo sempre di più. Non conoscevo Anita e leggere le sue risposte mi ha fatto sorridere, la trovo una persona davvero carina e sono contenta si aver conosciuto i suoi romanzi, ora sono tutti in wishlist!!! ^_____^

    RispondiElimina
  9. fantastico https://www.facebook.com/fam.cuore/posts/10209027587265407

    RispondiElimina