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13/11/15

Recensione - "La casa delle vergini"

A CURA DI ROSIE M. STUART


 Titolo: La casa delle vergini
Autore: Amy McKay
Editore: Beat Edizioni
Prezzo Cartaceo: € 9,00
Pagine: 336

Nel 1871 tra i lugubri caseggiati della Chrystie Street a New York, i ragazzi sono inevitabilmente destinati a diventare dei borsaioli, e le ragazze a vendere fiammiferi e spille, fiori e pannocchie calde, prima di vendere se stesse. A dodici anni Moth, nata da una chiromante dei bassifondi e da un uomo scappato di casa quando lei aveva tre anni, viene venduta a Mrs Wentworth, giunta a Chrystie Street in cerca di cameriere servizievoli e compiacenti. Moth resta a servizio della donna finché non incontra un giorno alla Bowery, la zona della città piena di case vistose e teatri di varietà, Miss Everett, una bruna raffinata e affascinante, che gestisce una pensione speciale, una casa delle vergini dove, come recitano i gioiosi annunci della pensione, «creature fatate sono devote al servizio di Cupido». È il tempo in cui vige il mito della «cura delle vergini», e gli uomini affetti da deformità o malattie incurabili sono disposti a pagare parecchio per intrattenersi con giovani donne, sperando di trarne miracoloso giovamento. Moth viene accolta nella casa, dove fa la conoscenza della dottoressa Sadie, che le insegna a cercare di sottrarre il proprio corpo e la propria anima a un destino forse ineluttabile.


Moth è povera, più una bimba che una ragazza. Moth è sola, non ha nessuno, vive di stenti e di ciò che la strada può darle. Moth, anche se tanto giovane, ne ha viste tante nella sua breve vita. Il lutto, le percosse, la fame. Il destino non è stato buono con lei, l’ha fatta nascere affinché provasse atrocità. Non c’è gioia, serenità, forza. Moth deve soccombere al fato, agli avvenimenti che si susseguono in silenzio attimo dopo attimo, fino a diventare una vergine sacrificabile. La bella New York della seconda metà dell’800 non la accoglie bene tra le sue braccia, nel suo cuore innovativo in cui le luci del palcoscenico si spengono a tarda notte. Ma Moth combatte, almeno ci prova, tra delusioni e nuove ferite che sbocciano sulla sua anima. La casa delle vergini è un romanzo concreto, per nulla adatto alle sognatrici o alle romantiche, piuttosto indirizzato a chi vuole leggere qualcosa di crudo e genuino, privo di artifici letterari che fanno fare i voli pindarici. Amy McKay è diretta, spigliata, dalla penne per nulla bugiarda. Non illude la lettrice con una storia di rivincite, è quasi un diario scritto da uno spettatore esterno che considera la vita con fare critico. Gli argomenti trattati, così da come si può già evincere dalla sinossi, non sono semplici da metabolizzare: infatti da una parte consiglio la lettura, dall’altra no. A essere sincera, ho avuto un rapporto ambivalente con La casa delle vergini. Mi ha emozionata e disperata, mi ha gettata in un inferno di confusione morale ed emotiva, tant’è che ho aspettato diverso tempo per recensirlo. I punti forti della narrazione sono la caratterizzazione dei personaggi (per nulla scontati, quasi tridimensionali, potenti nel loro vivere d’inchiostro) e l’ambientazione storica (tanto minuziosa che pare essere lì, nella città che non dorme mai). Il messaggio del romanzo, in fine, vi farà vibrare. Speranza e libertà andranno a braccetto, ma quale sarà l’epilogo di Moth? Riuscirà a battere le sue ali di farfalla e volare nel cielo, allontanandosi dal male che l’ha tenuta prigioniera? Si riscoprirà vergine in una seconda opportunità? Si riscatterà dal suo passato? Se volete delle risposte, be’, dovrete leggerlo tenendo bene in mente che non è una storia facile e leggera. Siete pronte a scontrarvi con la vera realtà della New York del 1871? Se sì… La casa delle vergini fa per voi!

12 commenti:

  1. Hai escluso la mia categoria tra le possibili lettrici, però la recensione mi ha molto incuriosita.

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    1. Secondo me ti stiamo convertendo alla lettura impegnativa... :P

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  2. Incuriosita è un puro eufemismo. Credo proprio che aggiungerò questo libro alle prime prossimissime letture *_*

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    1. Ciao Cristina, poi fammi sapere. :) Sono curiosa di conoscere la tua opinione al riguardo...

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  3. Me lo segno, però dovrò aspettare un momento di masochismo emotivo prima di leggerlo (e per fortuna di momenti simili ne ho pochi ultimamente) :P

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    1. A me mancava il romanzo masochista... xD

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  4. L'ho letto l'anno scorso e devo dire che nonostante sia vero che è un romanzo crudo l'ho trovato anche un romanzo di seconde possibilità di speranza insomma mi è piaciuto e ne conservo un dolce ricordo anche io da romanticona fantasiosa ogni tanto mi tuffo in qualche lettura non proprio facile, ma tutto questo mi piace e varia le mie letture e poi l'importante è leggere e fare nuove esperienze con la mente e con il cuore.

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    1. Grande Stefania, fai bene a variare. Cresci intellettualmente, ma soprattutto spiritualmente perché alcune tematiche toccano il cuore per poi cambiarci profondamente. :)

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  5. Sembra fatto per me, devo leggerlo!
    Gran bella recensione come sempre ♡

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